Fluire oltre l'invisibilità

- Arrovellando il pensiero su un’errante visita randomica  -


Oggi articolo fuori scaletta.

Avevo intenzione di scrivere.



Tutto parte da l'analisi di un evento.

 

Stavo pensando all'utente che, una quindicina di giorni fa, ha letto non pochi articoli (rispetto alla media) del mio blog senza lasciare alcun feedback.


Ringrazio, però…

almeno un like di supporto...


No, non sono andata in iper-focus su questa questione... no...

Mi sto solo arrovellando su un evento che probabilmente dovrei vivere in maniera diversa.

Ma non è così semplice e immediato uscire da questi meccanismi, soprattutto per una mente come la mia, che prova soddisfazione nel cercare collegamenti, iper-analizzare gli eventi e che tende a detestare i vuoti.

Stimming mentale.


Inoltre, stavo riflettendo sul fatto che, per coloro che vogliono parlare a una nicchia, creare contenuti anziché "contenitori" porta spesso ad avere la sensazione di essere trasparenti.

La sensazione è quella di spargere a vuoto, in questo sconfinato mare digitale, le proprie produzioni.

Incontrarsi con potenziali utenti appartenenti alla nicchia a cui vuoi parlare, al proprio target, è estremamente difficile.

Più difficile che trovare l’amico o il partner affine (e anche in questo caso la situazione è "tragica", probabilmente c'é una sottostante coerente logica tra i vari fenomeni).

Ed è frustrante notare che, quando intercetti qualcuno, il tutto non si evolve in qualcosa di più concreto.

Non pretendo un tasso di conversione volto a trovare acquirenti (che ben accolgo), ma perlomeno un supporto. 

Anche il più minimo ed elementare, come un like (io stessa mi limito molto spesso ai like, non esprimo chissà quali riverenze).


Per quanto riguarda la questione contenuti:

La difficoltà nel creare contenuti virtuali senza seguire le fugaci tendenze e meme nell'internet di oggi è ormai appurata.

La dimensione "internettiana" odierna è estremamente differente da quella di vent'anni fa. 

Molti di noi, erranti nei flussi della rete degli anni 2000, usavano la rete come strumento di evasione e, paradossalmente, di connessione con persone e dimensioni affini a noi. 

Non c’erano algoritmi esasperati, non c’erano performance, non c’era l’ostentazione di una vita apparentemente perfetta o peculiarmente disagiata, non c’era marketing.

Solo contenuti e una ben meno frenetica condivisione della propria creatività, dei propri pensieri e delle proprie esperienze.


Ho aperto questo blog proprio per tornare a una dimensione più indipendente e libera dai "dogmi" odierni.

Più lenta e sedimentata, sempre consultabile e reperibile in ogni momento. 

Continuo a scrivere su Neurotropico solo perché questo posto serve, in primo luogo, a me

Per effetto collaterale, anche a qualche lettore.

 

Crea, distruggi e ricrea. Questo è il tropico neurale.

A presto.

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